Ero una borderline?

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Re: Ero una borderline?

Messaggio  Ospite il Ven Mag 25, 2018 1:24 am

I border hanno diversi livelli di gravità, diciamo comunque che a periodi alterni si soffrirà di questo disturbo, piu o meno intensamente, certamente verso i 40 anni i tentati suicidi dovrebbero scomparire, lasciando però in essere tutti gli altri sintomi, purtroppo è un problema molto invalidante, certamente si può imparare negli anni a conviverci, ripeto si può migliorare per quanto lungo e difficile possa essere il percorso, soprattutto per i frequenti abbandoni delle terapie o delle psicoterapie, un border non dovrebbe avere storie importanti, salvo trovare un povero cristo, disposto a fare da martire, che subisca di tutto e di piu', senza mai lamentarsi, pronto ad essere abbandonato e poi ripreso ogni 3x2, o tradito come bere un bicchier d'acqua, svalutato, odiato, insultato..ma anche in questo caso, la storia non sarebbe soddisfacente, anche perchè come si fa a parlare di amore, di storie, etc..se voi stessi per primi vi odiate? E poi una storia d'amore vera ha bisogno di stabilità, voi siete l'instabilità per definizione ed è l'unico elemento stabile di un borderline.

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Libri

Messaggio  Irene.Adler il Mar Mar 20, 2018 10:22 pm

Annamaria ha scritto:Ascolta che libri hai letto sul disturbo borderline se puoi passarmi dei titoli in italiano mi faresti un favore grazie
In primis il DSM-4 e 5, poi tutto quello che ho trovato online. Non ho in mente titoli specifici, ma bene o male dicono tutti le stesse cose.
Annamaria non ho idea dell'età in cui uno possa "rientrare". Noi border non saremo mai come gli "altri", poi ogni caso è a sè, io la mia instabilità accettabile l'ho raggiunta a 43 anni, c'è chi ci riesce prima e chi purtroppo non ci riesce mai.

Irene.Adler

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Re: Ero una borderline?

Messaggio  Irene.Adler il Mar Mar 20, 2018 10:19 pm

[quote="BorderMe"]
Irene.Adler ha scritto:
Cara Irene, il disturbo antisociale é tutt'altro. Di tutto il tuo vissuto che ho letto non c'é proprio niente di antisociale. Ed é normale trovarsi in alcuni punti sintomatologici,poiché i Bdp (come me) hanno molti punti in comune.
Anchio, l'anno scorso mi ero autoconvinta di essere sociopatica perché avevo comportamenti, atteggiamenti e sentimenti d'odio che facevano pensare tutto ció. In realtá é un autodifesa dal dolore e appunto ci si difende cosí (apatia, distacco, frustrazione di fronte gesti d'Amore, manipolazioni varie).
io non credo nei farmaci, anzi li ripudio. Credo che forse hai trovato l equilibrio della tua instabilitá, non la guarigione, che arrivati ad un certo punto del disturbo, le acque si placano e tutto sembra piú conducibile

Grazie Borderme. Mi hai riportato su un argomento più accettabile Smile In effetti sì, penso di avere trovato un po' di pace.

Irene.Adler

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Re: Ero una borderline?

Messaggio  Annamaria il Sab Mar 17, 2018 3:13 pm

Ascolta che libri hai letto sul disturbo borderline se puoi passarmi dei titoli in italiano mi faresti un favore grazie

Annamaria

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Re: Ero una borderline?

Messaggio  Annamaria il Sab Mar 17, 2018 3:05 pm

A quanti anni si può trovare un po' di stabilità con questo disturbo grazie

Annamaria

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Re: Ero una borderline?

Messaggio  BorderMe il Sab Mar 17, 2018 10:52 am

Irene.Adler ha scritto:Salve, mi ero iscritta a questo forum un po' di anni fa. Per buona parte della mia età adulta gli psichiatri mi avevano diagnostico un disturbo borderline...sono stata in cura (solo farmacologica) per quasi 20 anni, a causa di ansia, attacchi di panico e depressione ricorrenti.
Ho avuto episodi di seri abusi di alcool e droghe. Fin da bambina avevo un comportamento diverso da tutti i miei coetanei, ero ribelle, non mi riconoscevo in nessuno dei loro ideali, sfidavo le norme e mentivo.
Premetto che il mio ambiente familiare non è mai stato dei più sani: padre assente e quando presente in casa sempre insofferente, madre dispotica, egoista, con manìe di controllo, che ha sempre pensato solo al proprio tornaconto, mettendo se stessa e le proprie esigenze prima di quelle della famiglia. Durante l'adolescenza ho cercato di staccarmi in tutti i modi da quel contesto, ritrovandomi bene solo con i classici disadattati e delinquentelli, se non sono stata arrestata come molti di loro, probabilmente è stato solo perchè ero più "sveglia", e nonostante non mi sia mai posta molte remore a fare cose illegali o ad assumere droghe di qualsiasi tipo, mi sono tirata fuori al momento giusto dalle situazioni che potevano mettermi in guai seri.
Ero comunque una ragazza introversa, con pochi amici, in quel periodo cercavo l'approvazione delle persone, e non delle "brave persone", ma sempre dei classici "casi umani"; mi innamoravo perdutamente e venivo puntualmente respinta, mi attaccavo morbosamente alle persone a cui volevo bene e vivevo la fine di ogni legame come un dramma.
Quando, dopo i 18 anni ho acquistato un po' di sicurezza, o falsa tale interiore, ho intrapreso decine di relazioni, prevalentemente sessuali, che vivevo comunque con un attaccamento morboso verso i partner di turno.
A 20 anni mi sono fidanzata e sono andata ad abitare con un ragazzo che mi amava veramente e voleva costruire una vita con me, per un breve periodo, circa un anno, ne sono stata anche io profondamente innamorata, poi ho cominciato a tradirlo, senza alcun rimorso, semplicemente per noia o perchè me ne capitava l'occasione. Non ho lasciato questa persona, fondamentalmente perchè mi faceva troppo comodo avere una casa ed una certa sicurezza economica, dato che (ho sempre dato la colpa agli altri di questo) non sono mai riuscita a mantenere un'impiego stabile, per più di due anni.
Alla fine, in un momento in cui avevo raggiunto una parvenza di stabilità economica ed avevo conosciuto un nuovo ragazzo, che più si addiceva al mio stile di vita: droga, sesso, pericolo, divertimento, ho lasciato il mio compagno. Come era ovvio che succedesse la storia con questo nuovo ragazzo è durata poco.
A seguire qualche altra storia di poco conto, alcune per noia, altre per convinzione; poi a quasi 30 anni ho cercato di attirare l'attenzione dell'ultimo ragazzo di turno che mi aveva scaricata con un semi-suicidio, non era mia minima intenzione smettere di vivere...comunque sono finita per la prima volta in psichiatria. Sono stata forzatamente ricoverata per quasi tre mesi, ho perso la casa, e tutto quello che avevo, i miei genitori non mi volevano a casa ed erano (anche giustamente) preoccupati che diventassi ingestibile. Quando sono uscita da psichiatria, con un bel po' di ansiolitici, stabilizzatori dell'umore ed antidepressivi, mi sono data una regolata, per un po', ho smesso di ubriacarmi (avevo anche quell'insana abitudine) e ho per un certo periodo ritrovato un po' di stabilità, un'impiego, una vita sociale e una nuova casa, questa volta da sola, dato che le precedenti esperienze mi avevano fatto capire la mia profonda incapacità di sopportazione e condivisione degli spazi con altre persone.
Quando sono uscita dai radar psichiatrici, premettendo che nella mia zona gli psichiatri si limitavano, tutti, alla sola terapia farmacologica; ho ricominciato ad avere relazioni occasionali, spesso volte solo a cercare un minimo di affetto e compagnia, poi ho ricominciato a bere pesantemente, ogni sera, in casa da sola, nonostante di facciata avessi un lavoro stabile ed un'immagine "normale"; inevitabilmente questo ha risentito sul mi impiego, che dopo un anno non è stato rinnovato. Nel frattempo avevo intrapreso una relazione, prima virtuale, poi fisica, con un uomo più grande di me che abitava piuttosto distante, quindi ho deciso di trasferirmi a Roma per seguirlo ed iniziare una nuova vita. Ero sinceramente innamorata di quest'uomo, ma il rapporto è finito presto, più che altro perchè lui si accorse che non era innamorato di me. Da quel momento cominciò una vera e propria ossessione, vivevo ancora con lui, ma in letti separati, lui non tornava quasi più a casa ed io, senza un lavoro, amici o nulla da fare, ho ricominciato a bere e a prendere ansiolitici, passando le giornate a piangere per la sua mancanza e soffrendo di ansia e panico continui.
Dopo 4 anni sono stata costretta a tornare a Modena, a casa dei miei, in una situazione psicologica molto compromessa, depressa, con attacchi di panico e in quel periodo forte abuso alcolico. Mia madre, la manipolatrice, mi portò in un SERT, dove, a parte qualche rara conversazione, si limitavano a prescrivermi farmaci, dall'Alcover ad ogni sorta di ansiolitico ed antidepressivo chiedessi loro. Per un paio di anni sono stata praticamente auto-reclusa, convincendomi di non avere bisogno di niente che non fosse stare al computer e lavorare il minimo indispensabile per comprarmi sigarette e altre cose non necessarie, non volevo più permettere a nessuno di ferire i miei sentimenti, per cui ho evitato qualsiasi tipo di rapporto ed attaccamento emotivo. A 35 anni, sul lavoro, ho conosciuto un altro ragazzo, con il quale sto ancora assieme, da quasi 6 anni, grazie a lui sono riuscita a disintossicarmi dai farmaci, nonostante una brevissima parentesi con l'eroina...già, ai SERT si fanno amicizie pericolose e a vivere un'esistenza apparentemente normale, limitandomi alla sola classica sbronza del sabato sera, nei locali, è socialmente accettabile.
Durante gli ultimi 10 anni ho letto ogni genere di libro sul disturbo borderline, dato che a parte qualche breve seduta di circostanza, non ho mai ricevuto cure psicoterapeutiche, e sono convinta, nella mia personale opinione di essere "guarita". Bene, nella mia instancabile curiosità e vorace lettrice, mi sono imbattuta in un libro sul disturbo antisociale, e, anche se non sono una psichiatra, e non mi faccio convincere dalla prima cosa che leggo; ho scoperto che il mio "essere guarita", significava solo che, libera dai farmaci, che peggioravano solo sia ansia che depressione, è uscito fuori il mio vero carattere. Mi sono riconosciuta in ogni singolo punto delle diagnosi, dalla mancanza di rimorso, alla mancata empatia, allo sfruttamento delle persone, al mentire sistematicamente, anche su cose che non hanno alcuna importanza. Tutta la mia vita adulta mi si è rivelata per quello che è stata. La cosa buffa, è che scriverò questo papiro solo qui, come sfogo, e per avere magari una conferma o una smentita, a riguardo del mio disturbo; ma non entrerei mai in terapia, perchè io sono serenamente consapevole, di non provare sentimenti, di usare le persone, di pensare solo al mio tornaconto, e sto bene, come non lo sono mai stata. Dormo serenamente, ho "amici" con cui uscire, le rare volte che ne ho voglia, il mio fidanzato mi tratta come una regina e non mi fa mancare nulla, nonostante io sia con lui spesso gelida e non mi preoccupi mai delle sue esigenze. Dalla ex vittima che ero un tempo, mi sono trasformata nel carnefice. L'unica cosa che realizzo e che mi urta, leggermente eh, perchè io mi ritengo una persona migliore, più intelligente e moderna penso di essere diventata la fotocopia di mia madre. Magari qualche operatore potrà farmi capire se sono davvero antisociale o semplicemente una "cattiva persona".

Cara Irene, il disturbo antisociale é tutt'altro. Di tutto il tuo vissuto che ho letto non c'é proprio niente di antisociale. Ed é normale trovarsi in alcuni punti sintomatologici,poiché i Bdp (come me) hanno molti punti in comune.
Anchio, l'anno scorso mi ero autoconvinta di essere sociopatica perché avevo comportamenti, atteggiamenti e sentimenti d'odio che facevano pensare tutto ció. In realtá é un autodifesa dal dolore e appunto ci si difende cosí (apatia, distacco, frustrazione di fronte gesti d'Amore, manipolazioni varie).
io non credo nei farmaci, anzi li ripudio. Credo che forse hai trovato l equilibrio della tua instabilitá, non la guarigione, che arrivati ad un certo punto del disturbo, le acque si placano e tutto sembra piú conducibile
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Messaggio  Irene.Adler il Sab Mar 17, 2018 12:01 am

Salve, mi ero iscritta a questo forum un po' di anni fa. Per buona parte della mia età adulta gli psichiatri mi avevano diagnostico un disturbo borderline...sono stata in cura (solo farmacologica) per quasi 20 anni, a causa di ansia, attacchi di panico e depressione ricorrenti.
Ho avuto episodi di seri abusi di alcool e droghe. Fin da bambina avevo un comportamento diverso da tutti i miei coetanei, ero ribelle, non mi riconoscevo in nessuno dei loro ideali, sfidavo le norme e mentivo.
Premetto che il mio ambiente familiare non è mai stato dei più sani: padre assente e quando presente in casa sempre insofferente, madre dispotica, egoista, con manìe di controllo, che ha sempre pensato solo al proprio tornaconto, mettendo se stessa e le proprie esigenze prima di quelle della famiglia. Durante l'adolescenza ho cercato di staccarmi in tutti i modi da quel contesto, ritrovandomi bene solo con i classici disadattati e delinquentelli, se non sono stata arrestata come molti di loro, probabilmente è stato solo perchè ero più "sveglia", e nonostante non mi sia mai posta molte remore a fare cose illegali o ad assumere droghe di qualsiasi tipo, mi sono tirata fuori al momento giusto dalle situazioni che potevano mettermi in guai seri.
Ero comunque una ragazza introversa, con pochi amici, in quel periodo cercavo l'approvazione delle persone, e non delle "brave persone", ma sempre dei classici "casi umani"; mi innamoravo perdutamente e venivo puntualmente respinta, mi attaccavo morbosamente alle persone a cui volevo bene e vivevo la fine di ogni legame come un dramma.
Quando, dopo i 18 anni ho acquistato un po' di sicurezza, o falsa tale interiore, ho intrapreso decine di relazioni, prevalentemente sessuali, che vivevo comunque con un attaccamento morboso verso i partner di turno.
A 20 anni mi sono fidanzata e sono andata ad abitare con un ragazzo che mi amava veramente e voleva costruire una vita con me, per un breve periodo, circa un anno, ne sono stata anche io profondamente innamorata, poi ho cominciato a tradirlo, senza alcun rimorso, semplicemente per noia o perchè me ne capitava l'occasione. Non ho lasciato questa persona, fondamentalmente perchè mi faceva troppo comodo avere una casa ed una certa sicurezza economica, dato che (ho sempre dato la colpa agli altri di questo) non sono mai riuscita a mantenere un'impiego stabile, per più di due anni.
Alla fine, in un momento in cui avevo raggiunto una parvenza di stabilità economica ed avevo conosciuto un nuovo ragazzo, che più si addiceva al mio stile di vita: droga, sesso, pericolo, divertimento, ho lasciato il mio compagno. Come era ovvio che succedesse la storia con questo nuovo ragazzo è durata poco.
A seguire qualche altra storia di poco conto, alcune per noia, altre per convinzione; poi a quasi 30 anni ho cercato di attirare l'attenzione dell'ultimo ragazzo di turno che mi aveva scaricata con un semi-suicidio, non era mia minima intenzione smettere di vivere...comunque sono finita per la prima volta in psichiatria. Sono stata forzatamente ricoverata per quasi tre mesi, ho perso la casa, e tutto quello che avevo, i miei genitori non mi volevano a casa ed erano (anche giustamente) preoccupati che diventassi ingestibile. Quando sono uscita da psichiatria, con un bel po' di ansiolitici, stabilizzatori dell'umore ed antidepressivi, mi sono data una regolata, per un po', ho smesso di ubriacarmi (avevo anche quell'insana abitudine) e ho per un certo periodo ritrovato un po' di stabilità, un'impiego, una vita sociale e una nuova casa, questa volta da sola, dato che le precedenti esperienze mi avevano fatto capire la mia profonda incapacità di sopportazione e condivisione degli spazi con altre persone.
Quando sono uscita dai radar psichiatrici, premettendo che nella mia zona gli psichiatri si limitavano, tutti, alla sola terapia farmacologica; ho ricominciato ad avere relazioni occasionali, spesso volte solo a cercare un minimo di affetto e compagnia, poi ho ricominciato a bere pesantemente, ogni sera, in casa da sola, nonostante di facciata avessi un lavoro stabile ed un'immagine "normale"; inevitabilmente questo ha risentito sul mi impiego, che dopo un anno non è stato rinnovato. Nel frattempo avevo intrapreso una relazione, prima virtuale, poi fisica, con un uomo più grande di me che abitava piuttosto distante, quindi ho deciso di trasferirmi a Roma per seguirlo ed iniziare una nuova vita. Ero sinceramente innamorata di quest'uomo, ma il rapporto è finito presto, più che altro perchè lui si accorse che non era innamorato di me. Da quel momento cominciò una vera e propria ossessione, vivevo ancora con lui, ma in letti separati, lui non tornava quasi più a casa ed io, senza un lavoro, amici o nulla da fare, ho ricominciato a bere e a prendere ansiolitici, passando le giornate a piangere per la sua mancanza e soffrendo di ansia e panico continui.
Dopo 4 anni sono stata costretta a tornare a Modena, a casa dei miei, in una situazione psicologica molto compromessa, depressa, con attacchi di panico e in quel periodo forte abuso alcolico. Mia madre, la manipolatrice, mi portò in un SERT, dove, a parte qualche rara conversazione, si limitavano a prescrivermi farmaci, dall'Alcover ad ogni sorta di ansiolitico ed antidepressivo chiedessi loro. Per un paio di anni sono stata praticamente auto-reclusa, convincendomi di non avere bisogno di niente che non fosse stare al computer e lavorare il minimo indispensabile per comprarmi sigarette e altre cose non necessarie, non volevo più permettere a nessuno di ferire i miei sentimenti, per cui ho evitato qualsiasi tipo di rapporto ed attaccamento emotivo. A 35 anni, sul lavoro, ho conosciuto un altro ragazzo, con il quale sto ancora assieme, da quasi 6 anni, grazie a lui sono riuscita a disintossicarmi dai farmaci, nonostante una brevissima parentesi con l'eroina...già, ai SERT si fanno amicizie pericolose e a vivere un'esistenza apparentemente normale, limitandomi alla sola classica sbronza del sabato sera, nei locali, è socialmente accettabile.
Durante gli ultimi 10 anni ho letto ogni genere di libro sul disturbo borderline, dato che a parte qualche breve seduta di circostanza, non ho mai ricevuto cure psicoterapeutiche, e sono convinta, nella mia personale opinione di essere "guarita". Bene, nella mia instancabile curiosità e vorace lettrice, mi sono imbattuta in un libro sul disturbo antisociale, e, anche se non sono una psichiatra, e non mi faccio convincere dalla prima cosa che leggo; ho scoperto che il mio "essere guarita", significava solo che, libera dai farmaci, che peggioravano solo sia ansia che depressione, è uscito fuori il mio vero carattere. Mi sono riconosciuta in ogni singolo punto delle diagnosi, dalla mancanza di rimorso, alla mancata empatia, allo sfruttamento delle persone, al mentire sistematicamente, anche su cose che non hanno alcuna importanza. Tutta la mia vita adulta mi si è rivelata per quello che è stata. La cosa buffa, è che scriverò questo papiro solo qui, come sfogo, e per avere magari una conferma o una smentita, a riguardo del mio disturbo; ma non entrerei mai in terapia, perchè io sono serenamente consapevole, di non provare sentimenti, di usare le persone, di pensare solo al mio tornaconto, e sto bene, come non lo sono mai stata. Dormo serenamente, ho "amici" con cui uscire, le rare volte che ne ho voglia, il mio fidanzato mi tratta come una regina e non mi fa mancare nulla, nonostante io sia con lui spesso gelida e non mi preoccupi mai delle sue esigenze. Dalla ex vittima che ero un tempo, mi sono trasformata nel carnefice. L'unica cosa che realizzo e che mi urta, leggermente eh, perchè io mi ritengo una persona migliore, più intelligente e moderna penso di essere diventata la fotocopia di mia madre. Magari qualche operatore potrà farmi capire se sono davvero antisociale o semplicemente una "cattiva persona".

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