mi presento: sono borderline

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mi presento: sono borderline

Messaggio  albasilente il Lun Mag 28, 2018 11:28 am

Ciao, ho più di 40 anni e ho appena scoperto di essere borderline. Non ho avuto una diagnosi specialistica, semplicemente mi ci sono ritrovata. È tutta la vita che mi sento strana, un’anima dark condannata alla sofferenza, una intelligenza sprecata e invalidata da un carattere indefinito, da un umore altalenante, da una sorta di tilt che ogni tanto mi blocca il cervello. Ho iniziato a mentire e a nascondere le emozioni prestissimo, intorno ai 4 anni. Da che ricordi, sono sempre stata di temperamento malinconico, più a mio agio nelle situazioni tristi che in quelle allegre. Ho una intelligenza logica molto sviluppata e a scuola sono sempre stata tra i primi della classe. Anche se ero incostante, studiavo in modo matto e disperatissimo, con passione travolgente, ma arrivavano periodi in cui lo studio mi dava la nausea e allora fingevo malori per restare a casa qualche giorno a poltrire. Ho sempre letto molti libri, in modo vorace, con una grande capacità di immedesimarmi nelle storie e nei personaggi. I più belli li ho riletti, fino a sei volte di fila, ininterrottamente. Nell’infanzia, verso gli 8-9 anni, leggevo tutti i giorni gli stessi libri. Li conoscevo a memoria, li amavo. Mi fermavo solo quando mi davano la nausea.
Sono la primogenita e ho avuto una madre oppressiva, che pretendeva che io realizzassi le cose che a lei non erano riuscite. Ho sempre “sofferto” mia madre, mi sentivo perseguitata (mi seguiva con la macchina, ascoltava le mie telefonate da un altro apparecchio telefonico, voleva che frequentassi solo gente di un certo livello, mi voleva sempre in linea, lei che è bulimica…) e mi creava ansia. Da piccola le bastava uno sguardo per farmi capire che dovevo finirla. Mio padre è una persona amorevole ma allo stesso tempo punitivo, rigido, a volte sadico. Quando mi dava uno schiaffo e piangevo mi obbligava a sorridere mentre versavo lacrime e schiumavo di rabbia, oppure mi faceva alzare alle 6 del mattino per lavargli la doccia. Nell’adolescenza ho avuto tante crisi di rabbia improvvisa (piangevo, diventavo rossa tremavo, avrei voluto uccidere…), mentivo in modo quasi patologico e pensavo spesso al suicidio. Qualche volta mi sono messa seduta sulla finestra e guardavo giù per buttarmi, ma non ne avevo il coraggio. Un paio di volte ho acceso il gas, poi è arrivato mio padre e, naturalmente, mi ha preso a schiaffi. Nell’adolescenza avevo una vita sociale normale, agevolata dal fatto di essere di bell’aspetto e anche dotata di grande ironia. Quella ce l’ho ancora anche se ora ha svoltato verso il sarcasmo e il cinismo feroce, la mia arma di difesa dalla vita.
Ho avuto storie d’amore molto appassionate e tormentate, ho tradito spesso, in modo impulsivo, senza pensarci e ci ho sempre sofferto. Era come se non riuscissi a dire no. Questo mi sviliva. O sempre lasciato io, in modo freddo, senza appelli. Le poche volte che sono stata lasciata sono come impazzita, ho fatto cose non avrei voluto, ho perso il controllo, pregavo di morire, la sera trattenevo il respiro sperando di fermare il cuore. Ho cambiato lavoro due-tre volte e cambio obiettivi troppo spesso, anche se negli ultimi tempi mi sento più stabile. Al lavoro non rendo come vorrei. Anche perché nelle situazioni di stress, soprattutto se ho un colloquio importante o devo parlare in pubblico, vado in tilt, i pensieri scappano dalla mia testa, non riesco ad esprimere un giudizio, vorrei scomparire, evaporare nell’aria. Tendo a evitare le responsabilità.
Mi vesto spesso di scuro, non sono mai stata brava ad abbinare i colori, sono monotona. Non sono brava nemmeno a scegliere i vestiti, compro solo cose che ho visto ad altri. Cerco di copiare gli stili delle persone che mi piacciono, è come se non avessi gusti, non riesco mai capire se qualcosa mi piace o no. Persino la mia grafia è una imitazione di quella di altri. Ho cambiato spesso grafia nella mia vita, “prendendola” da compagne o colleghe che stimavo in modo particolare.
Sono impulsiva. Delle volte è come se cadessi in acqua e venissi portata via dalla corrente. Dentro di me è in atto una lotta, vorrei fermarmi ma non ci riesco. Mi capita spesso di spendere follie cose che non mi servono o non mi piacciono. Mi capita di arrabbiarmi per niente e di diventare violenta, estremamente offensiva, con l’istinto dello scontro fisico. Anche con i miei figli. Con mio marito non ne parliamo. Il mio umore varia dalle crisi di pianto della notte e della mattina all’esaltazione del primo pomeriggio fino alla paranoia serale. Passo dall’autoesaltazione alla disistima più totale. Allo specchio a volte mi vedo bella, a volte orrenda e, allora, mi insulto e mi prendo a schiaffi. Ho pensato di essere bipolare, di essere sociopatica o psicopatica (soprattutto nell’adolescenza, quando mi sentivo superiore al resto dell’umanità e progettavo delitti perfetti senza movente, così tanto per uccidere). E poi, un giorno, ecco nero su bianco la mia vita. Nove criteri su nove (dimenticavo di dire che fumo marjuana regolarmente). Et voilà. Pensavo di essere di speciale e invece tutte le mie peculiarità (ironia, cinismo, presunto fascino, tendenza a lasciare dalla sera alla mattina, ecc) non sono altro che i sintomi di un disturbo mentale. Mica male.
Al suicidio ci penso sempre. È come un amico caro, una via d’uscita, il piano B quando il resto va male. Ma è solo un’idea, non credo che lo metterò mai in pratica. A volta lo programmo addirittura, ma credo per esorcizzarlo. Quando sto male mi dà sollievo immaginare la mia testa sbattuta contro il muro, con il cranio sfondato e il cervello schizzato a raggiera sulla parete, come in un’opera d’arte.
Il sesso lo vivo in modo strano, bipolare. Ho pensieri perversi che non metto in pratica, mi limito a fantasticare, mi sentirei più a mio agio con perfetti sconosciuti. Diciamo che su quest’argomento dovrei scriverne a parte, troppo complesso da spiegare in breve. Da piccola ho subito abusi sessuali che ho realizzato durante l’adolescenza. Un gran casino, anche questo.
Non so se andrò a farmi fare la diagnosi, figuriamoci la terapia. Secondo voi, si può vivere così? C’è un modo per ridurre il dolore? Sto leggendo della terapia della mentalizzazione e ho capito di avere un grande problema che si chiama equivalenza psichica. Le mie emozioni sono così forti e violente che è come se uscissero da me per diffondersi nell’ambiente circostante, offuscando in modo irrimediabile la comprensione della realtà. È un incubo dal quale si può uscire?


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