Non so cosa devo fare

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Re: Non so cosa devo fare

Messaggio  Alexb il Gio Mar 24, 2016 2:18 am

Da tanto non scrivevo più qui.. Forse mi manca la mia psico, in pausa per qualche mese.. In ogni caso spero a voi tutto bene..

EMM ricorda, il border, può capitare che sia una malattia infilata qua e la, per dare diagnosi non tanto accurate, ma è una cosa seria e come tale va trattata. Ovvio che fa parte di mille altre sfaccettature devianze e complicanze che possono portare i soggetti ad avere sintomi e comportamenti tra i più disparati.
Ho imparato a mio malgrado a non vedere più le diagnosi ma le persone, diverse e pertanto portatrici di disturbi più o meno gravi/invalidanti. La premessa è per consigliarti, per esperienza personale, che oltre ad anti depre e stabilizzante, per me è stata fondamentale la psicoterapia.
Mi è stato insegnato che per diagnosticare effettivamente determinati disturbi serve tempo e diversi pareri specialistici su fronti di analisi disparate, dal neurologo allo psicoterapeuta fino se necessario allo psichiatra. Tutti devono comunicare tra loro.
Io so inoltre che vivere a contatto con determinati soggetti può portare a situazioni ben più pericolose della codipendenza, poiché non sempre c'è un soggetto portante ed un cosiddetto co dipendente, ma vi possono essere situazioni di continui ribaltamenti, che poi sfociano in cambi di ruolo picchi emozionali ed appunto come hai detto tu vortici. Anche qui come già detto si fa tutto in 2 ed entrambi saranno esposti in bene o in male a ciò che accadrà. Se hai L accortezza di vedere ciò che pensi che il tuo compagno non possa vedere, forse dovresti usarla per evitare che sia appunto un vortice a separarvi, ma una più matura constatazione delle situazioni che vi hanno portato o ti hanno portato a non provare più ciò che sentivi prima o che semplicemente ti hanno fatto capire che la cosa si stia rilevando insana. L importante è sapere che si fa tutto in 2, purtroppo o per fortuna pertanto ognuno le sue colpe e nessuna svalutazione insana da parte di entrambi.
Un ultimo mio punto di riflessione, ricorda che spesso è la paura che porta all aggressività, poi c'è il rimuginio che porta all auto distruzione e L incapacità di vedere il proprio schema oppure di non riuscire a cambiare perché troppo radicato che non permetterà mai di andare oltre.. E sarà sempre un dejavù..
Disturbi quali allucinazioni fischi ecc vanno sempre monitorati, soprattutto se si prendono psicofarmaci, dato che posso notevolmente aumentare percezioni sensoriali e stati emozionali.

Good luck
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Re: Non so cosa devo fare

Messaggio  Laslo il Mer Mar 23, 2016 10:45 pm

Emm , mi spiace per come ti senti e per la tua situazione.Ho letto tutto , mi sembrava di sentire la mia ex in quasi tutti i passaggi. Non posso darti consigli ,ma solo un pò di sostegno.Almeno sei consapevole di quello che senti e che c'è in te che non funziona e che ti fà stare male.Pensa la mia ex a furia di cambiare e di cercare di meglio è finita in un giro di alcolizzati e spinellati e fà la corte spietata ad un alcolizzato ex cocainomane ,mollato dalla ex perchè "instabile" credo che abbia tratti borderline pure lui.
Ecco Emm non seguire la strada dei cambiamenti a tutti i costi ,prima trova te stessa e cerca di vivere insieme al tuo compagno e non contro. Ho subito dalla mia ex lo stesso trattamento che capita chi la ama, da stupendo,meravigliso a mostro assoluto. Beh,non mi pare normale .Tu lo sai ,lei no ,anzi dopo 2 anni ancora scarica la colpa su di me e mi diffama malgrado abbia avuto altri uomini (molti) e si vanti di questo. Io sono il mostro ,ma lei si autodistrugge ,cambiando ogni settimana personalità e frequentando tipi non tanto affidabili.
Spero tanto che tu non segua questa strada,la tua lettera mi ha colpito.Ti devi volere bene e volere bene che ti sta accanto malgrado non sia come ovvio "il principe azzurro".
Parlaci,parlate,sfogatevi e ascoltatevi. Ciao e buone cose

Laslo

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Re: Non so cosa devo fare

Messaggio  Medianeras il Mer Mar 16, 2016 8:50 pm

Ciao Emm, io penso che la cosa migliore sia quella di essere sinceri con il proprio partner così come con se stessi. Tu hai riconosciuto un tuo problema, lo puoi chiamare e lo possono chiamare in qualsiasi maniera, la cosa principale è che fa passare la tua percezione dei rapporti dalle stelle alle stalle. Chiaramente esiste un percorso da fare per cambiare il tuo modo di sentire, ma non può essere fatto in un rapporto di coppia, bensì attraverso un approccio psicoterapico. È quindi il caso che ti occupi di te stessa prima che del tuo ragazzo; lui dovrà fare lo stesso con le sue problematiche. Il fatto che possa commettere azioni forti non deve farti sentire in colpa perché la vita ci mette sempre di fronte a problemi da affrontare e se il suo inconscio lo dirigerà in quella direzione non sarà colpa tua. Cerca di fare qualcosa adesso che sei giovane, te lo dice uno di 44 anni reduce da una storia con una donna che aveva gli stessi tuoi problemi. Ora quando per caso ci incontriamo mi guarda con indifferenza e cinismo, io lo so e la cosa che mi fa sorridere è che per quello che abbiamo vissuto insieme io le vorrò sempre bene; quello che invece mi addolora è che lei non può avere il piacere di conservare quei ricordi perché una nostalgia la ammazzerebbe...lo farò io per lei...va bene così :-). Un abbraccio

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Non so cosa devo fare

Messaggio  Ospite il Mer Mar 16, 2016 12:19 pm

Buongiorno a chiunque leggerà questo post. Sono Emm, ho 21 anni. A 13 anni la mia psichiatra mi "diagnosticò" (tra virgolette perché non era una vera e propria diagnosi, data la mia giovane età) una tendenza alla personalità borderline. Non sto qui ad elencare tutti i miei schemi comportamentali di quegli anni, perché vi annoierei e annoierei anche me stessa. Ad ogni modo, rientravo perfettamente in quella "diagnosi". Avevo tutti i sintomi. Dopo aver cambiato città insieme a mia madre e mia sorella (i miei si sono separati quando avevo 11 anni) inizialmente sono andata in depressione. Non avevo più le mie amiche, ero in un posto in cui la mentalità comune era retrograda e bigotta, soffrivo maledettamente e i comportamenti lesivi per me e per gli altri continuavano a persistere. Poi a 16/17 anni, iniziai a scrivere testi. Già da 4 anni ero solita scrivere, anche in rima, ma mai con la concezione di cristallizzare quelle parole su una traccia. Scrivevo più che sfogo che per altro. E piano piano mi sono stabilizzata. Nonostante continuassi a idealizzare e svalutare i miei partner, rendendomene conto solo dopo, non mi autolesionavo più e i comportamenti impulsivi diventavano sempre più sporadici e meno pericolosi. A 18 anni entrai a far parte di un gruppo, dove toccai il culmine della mia espressione artistica. Finalmente, dopo anni di scrittura, registrai un pezzo. Ero terrorizzata all'idea di espormi così, non mi sentivo in grado di registrare. Fu una vittoria per me sconfiggere quel limite che mi autoimponevo. Registrai molti altri pezzi. Suonavamo in giro per la nostra città, la gente ci apprezzava. Credo sia stato il periodo più felice e stimolante della mia vita. Due anni fa, lasciai il mio ragazzo, componente e fondatore della crew a cui appartenevo, dopo innumerevoli alti e bassi e dopo averlo fatto impazzire con i miei sbalzi di percezione. Decisi di uscire dal gruppo, per non destabilizzarne l'energia e la positività che regnava al suo interno. Dopo esserne uscita, gli altri componenti sparirono per mesi. Rimasi sola. E non riuscii più a scrivere. Dopo il diploma tornai nella mia città, per continuare a studiare. Dovetti tornare nella casa dei miei, che i due possiedono al 50% e che non hanno mai venduto, perché mio padre fece di tutto e di più per non farla vendere. E dato che noi stavamo in Sicilia, mia madre lasciò perdere la causa per la vendita, convinta di poterne fare a meno. Quando io feci 19 anni però a lei scadette il trasferimento e non glielo rinnovarono. Quindi tornò anche lei nella nostra vecchia casa, insieme a mia sorella che già abitava lì per frequentare l'università, e mio padre che non aveva mai smesso di viverci. Con mio padre non ho nessun tipo di rapporto, da piccola avevo una paura terrificante di lui, dato che spesso aveva delle over reaction. Verbali, più che fisiche. Da adolescente invece lo odiavo e basta. Vi faccio un esempio delle sue reazioni? Avevo 3 o 4 anni. Io e mia sorella (2 anni e mezzo più grande di me) spesso giocavamo al "mercatino", esponendo tutti i nostri giocattoli e scambiandoci i ruoli di mercante e acquirente. Ovviamente, per rendere tutto più reale, usavamo delle monete da 100 lire o giù di lì. Quel giorno non avevamo monete per giocare al nostro mercatino, vidi 500 lire su uno scaffale, mi arrampicai e li presi. Erano di mio padre. Premetto che stavamo abbastanza bene economicamente, entrambi erano impiegati statali e a quel tempo ancora la crisi non si faceva sentire. Appena lui vide che sullo scaffale mancava la sua moneta e che l'avevo in mano io per giocarci, schizzò di cervello urlandomi con tutta la sua follia "NON LO FARE MAI PIUUUUUUUU!!" e mi strappò di mano il mio "giocattolo". Vi lascio immaginare quanto per me fu devastante questo episodio per me. Alle elementari, ero a casa a giocare con una mia amica. Lei doveva chiamare la mamma per farsi venire a prendere dato che era ora di cena. Ovviamente l'accompagnai al telefono e le feci fare la chiamata. Nello stesso istante tornò mio padre da lavoro e iniziò a urlarmi addosso, davanti a quella bambina, dicendo che lui non lavorava per pagare le chiamate alle mie amiche. RENDETEVI CONTO DELLA VERGOGNA IMMENSA CHE PROVAI. Un ultimo episodio e poi basta, che seppure è passato del tempo, mi fa sempre strano ricordare. Non mi ricordo né come né perché, ma in prima media, dal nulla, a cena, mio padre mi guardò e mi disse, serio: "Non ti puoi fidare nemmeno di tuo padre, in questo mondo. Sappilo". Inutile dire che io rimasi scioccata, e non seppi dire niente. Ad ogni modo. Torno nella mia città natale, e a mio padre viene il parkinson. La malattia lo fa diventare meno attaccato ai soldi, come invece era sempre stato. Però lo rende anche ludopatico, a causa di un medicinale che prende. Ah, anche mia madre è stata ludopatica per molti anni. Diciamo che si è quasi del tutto rovinata con le sue mani. Ma poi ne è uscita, credo da due annetti a questa parte. ovviamente, vedendolo non del tutto autosufficiente, l'astio e il rancore che provavo nei suoi confronti si trasformarono in strazio. Anche perché lui non ha amici (ho sempre pensato che lui sia una personalità evitante, o peggio, schizoide) non ha affetti, e non ha nemmeno una famiglia unita a sostenerlo. Ogni tanto sente per telefono i suoi parenti, ma finisce lì. Sebbene noi facciamo il possibile per aiutarlo, resta il fatto che lo facciamo per umanità nei suoi confronti, non per affetto. Quindi quando empatizzo, sto malissimo. E mi sento in colpa per la sua condizione di solitudine. Vabé, ma non era questo il punto. Il punto è che da quando sono tornata qui, sono tornata ad autolesionarmi, ho episodi di derealizzazione che mi distruggono, non vedo un futuro, non riesco ad essere progettuale. Non riesco ad andare all'università, mi sembra tutto inutile, senza la musica non vedo più il senso di niente. Senza la musica, la vita è solo riempire il portafoglio per riempire la pancia. Riempire il portafoglio per conquistarsi un pezzo di casa dove poggiare il culo aspettando l'ultimo giorno. NO. Non posso. Non posso vivere in questa prospettiva. In più, da sei mesi sto con un ragazzo. Bipolare che non si cura più, con un passato da Hikikomori. Sono stata la prima ad accettarlo interamente, la prima con cui lui ha avuto il coraggio di fare sesso. (non si sentiva per niente sicuro del suo corpo, non era riuscito, in 18 anni di vita, ad avere né un rapporto sessuale né esperienze simili). Con me si è aperto. E nel giro di poco è diventato dipendente da me. Sia per una sua predisposizione, credo, che per la nostra infima (mi dispiace usare questo termine ma ora come ora mi odio profondamente) capacità di mettere a proprio agio persino la più imparanoiata e complessata delle persone. Dopo i primi mesi di euforia e di voglia di vivere alle stelle, partono i primi dubbi, partono i primi flash. Ne parlo con lui e lui mi accetta, dicendo che non sono un mostro, ma che è soltanto il mio modo di amare. Inizialmente ci credo anch'io. Poi, dopo un po', anche il sesso perde, inizio ad aver bisogno di determinate cose per raggiungere il culmine, cose non molto sane e "normali". Ah, dai 13 anni ad adesso, ho sempre avuto relazioni su relazioni, andate a finire di merda. Fino ai 17 anni perché i comportamenti impulsivi mi dominavano, dopo i 17 invece perché non riuscivo mai a stare totalmente bene con qualcuno e prima o poi lo svalutavo completamente, senza via di ritorno. Quindi, più o meno, un po' ero consapevole dei miei problemi, però nel periodo di idealizzazione la ragione va a puttane, come forse potete sapere. E non sono mai riuscita a mettermi dei paletti, o a riconoscere dei campanelli di allarme in tempo. Sono tornata da una psichiatra, e lei inizialmente mi ha dato degli antidepressivi. Ma non mi facevano niente, se non procurarmi irascibilità, visioni suicide, fischi alle orecchie e persino allucinazioni uditive (mi è successo solo qualche volta, fortunatamente). Allora ci torno, le spiego un po' come mi sento, le racconto del mio passato da "tendente al bordeline" (sono venuta a conoscenza di questa diagnosi solo parecchi anni dopo, quindi non posso nemmeno pensare di avere avuto una sorta di effetto placebo, o di profezia che si autoadempie, dato che non sapevo di avere un disturbo). Lei mi dice che il disturbo borderline è solo un posto in cui i medici piazzano tutti i disturbi difficilmente inquadrabili e che ciò che avevo io erano delle semplici oscillazioni timiche, insieme alla depressione, quindi mi prescrive anche lo stabilizzante, oltre all'antidepressivo. Ma le cose non migliorano affatto, continuo ad autolesionarmi e a soffrire come un cane. Quindi stacco la terapia, mi informo un po' su internet e vengo a conoscenza che l'approccio migliore per curare i borderline è quello psicoterapeutico. Attualmente però non ho i mezzi per intraprendere questo percorso, quindi posso solo aspettare. Ogni giorno mi sveglio e rispondo ad annunci di lavoro sul web, ma nessuno mi caga. Senza skills chi vuoi che ti prenda. Ho solo il diploma e nessuna esperienza lavorativa. Vabè. Arriviamo alla questione principale. Voglio lasciare il mio ragazzo, ma ho seriamente paura per la sua incolumità. Ho paura che faccia qualche cazzata. Lui ha già tentato il suicidio in passato, chi mi dice che non potrebbe rifarlo? Ho una paura assurda. E oltre a sentirmi una merda per averlo trascinato in questo vortice, ho il terrore che lui possa seriamente perdere la ragione. Se qualcuno ha dei consigli da darmi, sono ben accetti. Io non ho intenzione di sparire dalla sua vita, come ho fatto con tutti gli altri. Io vorrei rimanergli accanto, come persona che gli vuole bene, ma non posso essere la sua ragazza. Non posso volerlo sposare un giorno e qualche giorno dopo ripudiarlo come se fosse il peggiore degli esseri. In più la sua dipendenza da me non è affatto sana. Qualsiasi cosa abbiate da dire, dite pure. Non mi confronto mai con nessuno su queste cose..

-EMM

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